#The Sunday Prompt #52 – 16/03/2025
Il Vibe Coding è la nuova frontiera della programmazione AI, un approccio rivoluzionario che permette di scrivere codice senza scrivere codice, grazie ai Large Language Model come ChatGPT e Claude. Questa tendenza, coniata da Andrej Karpathy nel 2025, sta trasformando il modo in cui è sviluppato il software e potrebbe ridefinire il ruolo dei programmatori nel futuro.
Scopriamo cos’è, come funziona e quali implicazioni avrà per l’industria del software
Le origini del Vibe Coding
Il termine Vibe Coding è stato introdotto nel febbraio 2025 da Andrej Karpathy, ex direttore AI di Tesla e co-fondatore di OpenAI. In meno di un mese, il termine è diventato virale, tanto da essere inserito nel dizionario Merriam-Webster come buzzword tecnologica dell’anno. L’idea alla base? Abbandonare la sintassi e lasciarsi guidare dalle capacità generative dell’AI, adottando un approccio quasi Zen alla programmazione. Karpathy ha introdotto questo concetto descrivendo un nuovo modo di programmare in cui, letteralmente, “ti lasci completamente andare alle vibrazioni, abbracci le potenzialità e dimentichi che il codice esista“.

Cosa significa Vibe Coding?
Il Vibe Coding è una forma di programmazione automatizzata in cui lo sviluppatore descrive il problema in linguaggio naturale, delegando la scrittura del codice a un Large Language Model (LLM) addestrato alla programmazione. Invece di preoccuparsi della sintassi, il programmatore spiega cosa si propone di costruire. Questo significa che l’AI interpreta il contesto, genera il codice e può persino risolvere eventuali errori senza che il programmatore debba comprenderne ogni dettaglio tecnico.
La caratteristica distintiva del Vibe Coding è il fatto che il codice software generato viene accettato così com’è anche senza necessariamente comprenderne a fondo il funzionamento.
Come si pratica il Vibe Coding
Questi sono i passaggi del processo di Vibe Coding (presi da https://metana.io/blog/what-is-vibe-coding-ais-latest-coding-trend-explained/):
- Descrizione in linguaggio naturale: L’utente fornisce istruzioni in linguaggio naturale, come “Crea una navbar responsive con un menu a discesa”;
- Generazione automatica del codice: Strumenti AI come Cursor o Replit Agent generano istantaneamente il codice corrispondente;
- Debug automatizzato: Se si verificano errori, basta copiare il messaggio di errore e passarlo all’AI, che suggerirà le correzioni necessarie;
- Raffinamento iterativo: L’utente può chiedere modifiche o miglioramenti al codice generato, sempre attraverso istruzioni in linguaggio naturale;
- Integrazione e distribuzione: Una volta ultimato, il codice può essere integrato in applicazioni reali.
💡 Andrej Karpathy stesso ha dichiarato di utilizzare il riconoscimento vocale per “dialogare” con l’AI senza mai toccare la tastiera.“
Quali strumenti utilizzare per il Vibe Coding
Per iniziare con il Vibe Coding ovviamente è necessario utilizzare i LLM che sono adatti e più performanti per la programmazione (Claude, ChatGPT e quelli verticali tipo LLamaCode).
Oramai sul mercato ci sono IDE di programmazione che integrano direttamente la possibilità di interagire con gli LLM, anche online per vedere subito i risultati del lavoro di programmazione.
Tra quelli consigliati ci sono:
- GitHub Copilot: Fornisce suggerimenti di codice in base a descrizioni testuali. L’estensione di Github può essere richiamata come plugin in VS Code così da poter utilizzare le funzionalità direttamente dentro un IDE di programmazione;
- Cursor: IDE potenziata dall’AI che permette di scrivere codice tramite descrizioni ad alto livello.
- Replit Agent: Consente di generare codice partendo da input testuali. La particolarità è che Replit è online e consente di far eseguire il codice direttamente dal browser.
I più estremi sostenitori del Vibe Coding addirittura arrivano anche a non voler utilizzare la tastiera (come lo stesso Andrej Karpathy ha dichiarato), utilizzando strumenti che consentono di dettare direttamente i prompt all’interno degli strumenti di sviluppo.
Per un esempio di creazione di un’app vi rimando a questo video su Youtube di Riley Brown, che mostra passo per passo la realizzazione di un clone di ChatGPT senza dover scrivere una riga di software.
Vibe Coding: vantaggi e rischi
Il Vibe Coding offre alcuni vantaggi, come la possibilità di accelerare lo sviluppo di applicazioni, una “democratizzazione” del coding, consentendo anche a chi non è un esperto di creare applicazioni, un’iterazione rapida grazie alla capacità dell’AI di poter generare molteplici varianti di codice, e la riduzione del lavoro ripetitivo dei programmatori.
D’altra parte in molti stanno mettendo in evidenza i rischi che questo approccio potrebbe portare: comprensione limitata del software, problemi di qualità e sicurezza, difficoltà nel gestire gli errori, dato che si tratta di codice non sviluppato personalmente, dipendenza tecnologica.
In particolare, è stato evidenziato in un articolo di Forbes che le aziende dovrebbero sviluppare processi robusti di revisione del codice e investire in strumenti di debugging per garantire qualità e affidabilità dei programmi software così sviluppati.Non è da sottovalutare il fatto che Il Vibe Coding sta già influenzando il panorama tecnologico. Y Combinator ha riportato che il 25% delle startup nel suo batch Winter 2025 aveva codebase che erano al 95% generate dall’AI.
E il diritto d’autore?
A questo punto, dato che alla fine il nostro essere avvocati deve emergere, sorge spontanea la domanda: e il diritto d’autore come è regolato sul codice sviluppato in questa maniera?
Ricordiamoci, infatti, che il codice sorgente in Unione Europea è sottoposto alla disciplina del diritto d’autore, perchè ricondotto alle “opere creative” dell’uomo.
Ma in questi nuovi scenari ha ancora senso parlare di diritto d’autore per del codice prodotto interamente dall’AI? Il tema è molto ampio e ancora ad oggi l’interpretazione prevalente è che solo una persona fisica può essere considerata autore di un’opera, con la distinzione tra opere AI Generated (prive di protezione) e opere AI Assisted (in cui l’essere umano interviene nel processo creativo, selezionando, arrangiando o modificando il codice generato dall’AI).
Siamo, quindi, di fronte a una potenziale “esplosione” di cause derivanti la non tutelabilità dei software Vibe Coded?
Voi che ne pensate?
Happy Prompting!