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CLAUDE CODE: e non serve saper programmare

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CLAUDE CODE: e non serve saper programmare
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Claude Code, e non serve saper programmare

Guida a Claude, il capitolo che mancava: cos'è Claude Code, da quali cinque porte ci si entra e con quali comandi si tiene a bada un agente.


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Il 16 giugno Anthropic ha pubblicato una ricerca su come Claude Code viene usato davvero: 400.000 sessioni, da ottobre 2025 ad aprile 2026, classificate per tipo di lavoro. Il 56% riguarda scrittura, correzione o test di codice; il 17% operazioni sul software; il 14% pianificazione ed esplorazione. E poi c'è un 13% che produce analisi di dati, documenti e presentazioni: lavoro d'ufficio fatto su una cartella di file.


Il secondo dato è quello che mi ha fatto scrivere questo numero. Fra gli utilizzatori classificabili per occupazione gli sviluppatori restano il gruppo più numeroso, ma subito dopo vengono le funzioni commerciali e finanziarie, poi arti, design e media, poi il management, poi le scienze. E nelle sessioni che producono codice ciascuna delle dieci occupazioni più rappresentate resta entro sette punti dal tasso di successo degli ingegneri del software. La conclusione della ricerca è che a predire il risultato sia la competenza nel dominio, più della preparazione da programmatore.


La Guida a Claude si è chiusa domenica scorsa con i quattro prodotti in fila e con una riga che diceva: Claude Code sta fuori da questa serie, serve saper programmare. Quella riga regge molto meno di quanto pensassi, e riapro il capitolo oggi. La mia tesi: Claude Code è il motore agentico dei prodotti Claude, e Cowork è quello stesso motore puntato sui vostri file invece che su un progetto software. Chi ha imparato a usare Cowork (numero 77) ha già in mano Claude Code: cambia il materiale su cui lavora e il posto da cui lo si comanda. Vale la pena aprirlo anche senza scrivere una riga di codice, perché quello che rende utile una sessione è sapere com'è fatto il lavoro che state delegando.


Sta scritta nella documentazione, e la cito testualmente perché è il perno di tutto il numero: "Cowork runs on the same agentic engine as Claude Code — the loop that lets Claude plan, work across tools, and check its own output — applied to your files and apps instead of a codebase." Stesso motore agentico, applicato ai vostri file e alle vostre applicazioni al posto di una base di codice.


Dove eravamo rimasti con la guida: la mappa dei prodotti (n.75), la chat usata bene con Projects e Artifacts (n.76), Cowork che scende nel computer e lavora sulle vostre cartelle (n.77), i connettori MCP che gli danno accesso agli strumenti aziendali (n.78), le skill come procedure riutilizzabili (n.79). Tutto quello che segue si appoggia lì, senza ripassi lunghi.

Che cosa vuol dire "agentico", in pratica

Una parola sola da chiarire prima di andare avanti, perché ricorre in tutto il numero e viene usata con molta approssimazione in giro.

Un modello in chat risponde: gli fate una domanda, vi dà un testo. Un sistema agentico riceve un obiettivo e lavora a cicli: si fa un piano, sceglie uno strumento, lo usa, guarda cosa è venuto fuori, corregge, ripete, e si ferma quando ha finito. Gli strumenti, nel caso di Claude Code, sono le operazioni che qualunque persona fa al computer: leggere un file, scriverne uno, eseguire un comando, cercare in una cartella, chiamare un servizio esterno.

La differenza pratica sta nella supervisione. In chat controllate ogni turno; con un agente controllate il piano all'inizio e il risultato alla fine, più i punti in cui chiede il permesso di fare qualcosa. È una delega, con tutto quello che comporta: rende molto quando l'obiettivo è chiaro, e produce disastri ordinati quando l'obiettivo è vago.

Cos'è Claude Code

La definizione ufficiale è: "Claude Code is an agentic coding tool that reads your codebase, edits files, runs commands, and integrates with your development tools." Uno strumento agentico che legge il vostro progetto, modifica i file, esegue comandi e si collega ai vostri strumenti di lavoro.

In concreto fa quattro cose. Legge un progetto intero e ne ricostruisce la logica, invece di guardare un file per volta. Lavora su più file insieme, quindi una modifica che tocca otto punti diversi la fa in un colpo solo. Esegue quello che ha scritto e ne verifica il risultato, correggendosi quando qualcosa non torna. E si occupa della gestione delle versioni: salvataggi, rami di lavoro, richieste di revisione, cioè l'apparato con cui i programmatori tengono traccia delle modifiche.

Il modo in cui lo si comanda è la parte che sorprende chi non l'ha mai visto. Si apre una cartella e si scrive una frase in italiano:

claude "scrivi i test del modulo di autenticazione, eseguili e correggi gli errori"

Non c'è una sintassi da imparare, non ci sono parametri da ricordare. La riga sopra è tutto: claude apre la sessione, il resto è la richiesta scritta come la direste a una persona. Chi arriva da Cowork riconosce l'impianto subito; la differenza è che qui la richiesta si scrive in una finestra di testo invece che in un'interfaccia grafica.

Una distinzione tecnica che conviene tenere ferma: Claude Code è un prodotto, non un modello. Opus, Sonnet e Haiku sono modelli; Chat, Cowork e Code sono i posti da cui li usate. Confondere i due piani porta a domande senza risposta del tipo "qual è meglio fra Opus e Claude Code".

Le differenze con gli altri Claude

La documentazione distingue i tre prodotti in base a cosa vi serve in quel momento.

Chat è il posto della domanda singola: una spiegazione, un brainstorming, una bozza da rifinire a mano. Parte subito, sta ovunque, ricorda le conversazioni precedenti.

Cowork è il posto del deliverable, quando il lavoro tocca i vostri file o i vostri strumenti: un documento da produrre, un foglio da riordinare, una ricerca da mettere insieme partendo da materiali che avete già. Ora è anche su web e su telefono, in versione beta; ai file che avete sul disco, però, arriva solo l'app desktop.

Code è il posto del progetto: costruire o modificare uno strumento, lavorare su una cartella di file che si tengono insieme, far girare qualcosa e verificare che funzioni.

Il confine fra i secondi due è più sottile di quanto la classificazione ufficiale suggerisca. Sotto Cowork e sotto Code gira lo stesso motore. Quando in Cowork chiedete di riordinare una cartella di documenti e ve ne esce un indice ragionato, il ciclo che ha lavorato è identico a quello che in Code riscrive un modulo software: piano, strumenti, controllo del proprio output, ripetizione. Cambia il materiale, cambia l'interfaccia, cambiano i permessi che gli date.

Se dovete Aprite Dove gira Cosa serve
una domanda, una spiegazione, una bozzaChatserver Anthropicaccount, anche gratuito
un documento, un foglio, una ricerca sui vostri fileCoworkil vostro computer con l'app desktop, i server Anthropic da web e telefonopiano a pagamento
costruire o modificare uno strumento, lavorare su un progetto di fileCodedipende dalla porta scelta (sotto)piano a pagamento

Il listino è in dollari anche sulla pagina italiana. Il piano gratuito non ha né Cowork né Claude Code. Il Pro (20 $ al mese, 17 con la fatturazione annuale) li include entrambi. I piani Max servono a chi lavora molto e spesso in parallelo, e partono da 100 $ al mese. Team ed Enterprise hanno la stessa dotazione con la gestione a postazioni, ma su Team la postazione base non basta: Claude Code sta in quella premium. Chi usa un account Console paga a consumo, con le tariffe delle API.

Una conseguenza pratica che conviene tenere a mente: le personalizzazioni si spostano. Il file di istruzioni permanenti, le impostazioni, i connettori MCP che avevate collegato per gli strumenti aziendali (numero 78) valgono ovunque: configurate una volta, funzionano nel terminale, nell'app desktop, nell'editor e nel browser.

Le cinque porte d'ingresso

Claude Code si apre da cinque posti diversi. Le metto in ordine di quanto sono vicine a chi non programma, e per ciascuna dico cosa serve davvero, comprese le cose "ovvie" che fanno perdere mezz'ora a chi parte.

1. L'app desktop, scheda Code. È la stessa applicazione di Cowork, quella che avete già installato se avete seguito il numero 77: dentro c'è una scheda dedicata. Mostra le modifiche in modo visivo (a sinistra il prima, a destra il dopo), tiene più sessioni affiancate, permette di programmare task ricorrenti. Serve un piano a pagamento. Se venite da Cowork, questa è la porta da provare per prima: cambia poco di quello che già sapete fare.

2. Il terminale. È l'accesso completo, quello da cui nasce lo strumento. Si installa con un comando, poi ci si sposta nella cartella su cui si vuole lavorare e si scrive claude. Il terminale spaventa perché è una finestra nera senza pulsanti, ma le operazioni da conoscere qui sono due: spostarsi in una cartella e lanciare un programma.

# macOS e Linux
curl -fsSL https://claude.ai/install.sh | bash

# Windows (PowerShell)
irm https://claude.ai/install.ps1 | iex

# poi, una volta sola per ogni lavoro:
cd /percorso/della/vostra/cartella
claude

Da lì in avanti si scrive in italiano, lanciando il comando

claude

Su macOS esiste anche l'installazione via Homebrew (brew install --cask claude-code), su Windows via WinGet.

3. Il browser e il telefono. Su claude.ai/code non c'è niente da installare: le sessioni girano su macchine gestite da Anthropic. Due avvertenze che vanno dette altrimenti ci si prova e ci si blocca. La prima: è una research preview, quindi funzionalità in prova, riservata ai piani Pro, Max e Team, e agli Enterprise con postazione premium. La seconda: serve un repository GitHub, cioè un archivio di progetto ospitato su quella piattaforma. Claude lo copia sulla sua macchina, lavora, e vi restituisce un ramo da rivedere. Una cartella qualsiasi del vostro computer si può spedire in cloud, ma dal terminale, con claude --cloud; dal browser, da sola, non si apre. La sessione resta viva fra i dispositivi: si comincia dal portatile e si controlla dal telefono.

4. Dentro l'editor. Chi già scrive codice in VS Code o Cursor installa l'estensione e se lo ritrova nella finestra dove lavora, con le modifiche mostrate riga per riga e la possibilità di richiamare un file con la @. Per gli ambienti JetBrains (IntelliJ, PyCharm, WebStorm) c'è il plugin, che però richiede comunque la CLI installata a parte.

5. Nei flussi automatici. Claude Code si può inserire dove il lavoro parte da solo: nelle automazioni di GitHub e GitLab, dentro Slack chiamandolo con @Claude, nelle Routines programmate, o costruendoci sopra agenti propri con l'Agent SDK. Le cito per completezza.

📌 Da ricordare — Le cinque porte parlano allo stesso motore. Il file di istruzioni della cartella, le impostazioni e i connettori valgono ovunque: si configura una volta e vale in tutte. Cambia dove gira il lavoro (il vostro computer o l'infrastruttura Anthropic) e quanto è comodo controllare i risultati.

Cosa ci fa chi non programma

Il ragionamento è semplice: Claude Code lavora per cartelle di file. Che dentro ci siano moduli software o delibere assembleari, il ciclo è lo stesso: legge tutto, ricostruisce come è organizzata la cartella, agisce sui file, verifica. Il codice è il materiale su cui lo strumento è nato, e resta il più frequente; il 13% di sessioni dedicate ad analisi di dati e documenti misura quanto vale il resto.


Vi racconto il mio caso più recente, perché è quello che mi ha convinto.


A luglio ho preparato la formazione per la rete vendita di un editore giuridico: due ore e mezza su prompting e strumenti AI, 47 slide. Il testo l'ho scritto io, in markdown, in un unico file: una slide per titoletto, sotto il corpo, e in fondo la nota per il relatore. Un file di testo, niente di più. Il problema è arrivato dopo: quelle 47 slide dovevano stare dentro il modello grafico dell'editore, un .pptx con logo, colori, piè di pagina e numerazione già impostati. Rifarle a mano, una per una, incollando il testo dentro il layout giusto, è mezza giornata di lavoro a bassa intelligenza, e ogni revisione dei contenuti la rimette in conto da capo.


L'ho delegato a Claude Code. La sessione, in breve: gli ho dato la cartella con il file di testo e il modello dell'editore, gli ho chiesto di produrre il .pptx finito rispettando i layout del modello, e gli ho detto di verificare il risultato prima di consegnarmelo. Ha letto il modello, ha individuato i layout per il titolo e per le slide di contenuto, ha scritto lui lo strumento che serviva per comporle (una libreria Python per i file PowerPoint), l'ha eseguito, ha convertito il risultato in PDF e se lo è riletto per controllare che nessun testo uscisse dalla slide. Dove usciva, ha corretto e rifatto il giro.

Le tre cose che questo caso mostra, e che valgono anche fuori dalle slide:

  1. Il programma l'ha scritto lui. Io ho descritto il risultato che volevo. Lo strumento intermedio se l'è costruito Claude, l'ha usato, ed è servito solo a quello.
  2. La competenza che ho messo era la mia. Sapevo com'è fatto un deck di formazione, cosa va in una nota per il relatore, quando una slide è troppo piena. Su quello ho corretto il tiro tre o quattro volte. È il punto della ricerca del 16 giugno, visto da dentro.
  3. Il lavoro è ripetibile. Quando ho aggiunto contenuti, ho rilanciato la stessa richiesta: il .pptx è uscito aggiornato senza rifare niente a mano.

Altri due usi che si reggono sulla stessa logica, per restare vicini a uno studio o a un'impresa. Il primo: puntarlo su una cartella di documenti accumulati e chiedergli un indice ragionato (cosa c'è dentro, come si raggruppa, cosa manca, cosa è duplicato). Il secondo: costruirsi un piccolo strumento per un lavoro ripetitivo. Nel numero 75 avevo citato il CPV Finder, la piccola applicazione che abbiamo realizzato per trovare i codici delle categorie merceologiche dei fornitori da comunicare all'Agenzia per la cybersicurezza: nata così, in una sessione, per smettere di cercarli a mano ogni volta.


E poi c'è la parte che si può programmare nel tempo: le Routines, cioè lavori ricorrenti che girano sull'infrastruttura di Anthropic e quindi funzionano anche a computer spento, e i task programmati dell'app desktop, che invece girano sulla vostra macchina e per questo arrivano ai file locali. La distinzione conta parecchio quando in mezzo ci sono documenti riservati, e ci torno fra due paragrafi. Le Routines si creano dal sito o con /schedule dalla sessione, sono anch'esse in prova, e richiedono un piano Pro, Max, Team o Enterprise con la versione web attiva.

Il file di istruzioni permanenti

Se volete ricordarvi una sola cosa tecnica da questo numero, è questa.

In ogni cartella potete mettere un file chiamato CLAUDE.md, scritto in markdown, che Claude Code legge all'inizio di ogni sessione. Dentro ci vanno le regole permanenti di quel lavoro: chi siete, come deve essere fatto l'output, cosa non deve mai fare, dove salvare i risultati, quali file guardare per primi. Lo scrivete una volta e smettete di ripetervi.


È lo stesso concetto delle istruzioni globali di Cowork che avete visto nel numero 77, con una differenza utile: qui sta dentro la cartella, quindi ogni progetto ha le sue regole e viaggia con loro. Se passate la
cartella a un collega, le regole ci sono già dentro.

Un esempio corto di come è fatto, per il caso delle slide:

# Istruzioni per questa cartella

Qui dentro preparo deck di formazione.

- Il testo di partenza è sempre lo storyboard in markdown: una slide
  per titoletto di terzo livello, sotto il corpo, in fondo la nota
  per il relatore.
- Il .pptx finale deve usare i layout del modello pptx.
  Non inventare colori, font o loghi.
- Massimo sei righe di testo per slide. Se non ci stanno, dimmelo
  invece di rimpicciolire il carattere.
- Prima di consegnarmi il file, convertilo in PDF e rileggilo per
  controllare che nessun testo esca dalla slide.
- Salva i risultati in 04_Output, con la data davanti al nome.

Poche righe, in italiano, senza formalismi. È la differenza fra spiegare tutto da capo ogni volta e trovare il lavoro già impostato.

⚠️ Prudenza — Claude Code esegue comandi e modifica file veri sul disco. Prima di puntarlo su materiale di lavoro: tenete una cartella dedicata, non l'intera cartella documenti; non lasciate i permessi in automatico, almeno finché non avete visto come si comporta; e ricordate che le sessioni da browser e le Routines girano su infrastruttura Anthropic, non sul vostro computer, quindi materiale riservato di clienti lì dentro non ci va, e le organizzazioni con Zero Data Retention le sessioni cloud non ce le hanno proprio. Il ragionamento esteso su segreto professionale e strumenti che accedono ai file l'ho fatto nel numero 77: vale identico qui, con un margine di attenzione in più, perché qui gli strumenti eseguono comandi.

Governare l'agente

Fin qui il cosa. Resta il come, che per un professionista è la parte che decide se lo strumento è utilizzabile su materiale vero. Un agente che lavora da solo va tenuto dentro una cornice, e la cornice si costruisce con quattro comandi e due file. Li do in ordine di quando servono in una sessione.


I comandi si scrivono nella finestra di Claude Code, con la barra davanti: battendo / il completamento automatico li mostra tutti.


Prima di agire: il piano

La modalità pianificazione è il modo di dire all'agente "studia e proponi, non toccare". Claude legge i file, esegue comandi di sola lettura per esplorare, e vi presenta un piano scritto; le modifiche restano bloccate finché non lo approvate.

Si entra in tre modi: premendo Shift+Tab due volte (il ciclo passa da manuale, ad accettazione automatica delle modifiche, a pianificazione), oppure scrivendo /plan seguito dalla richiesta, oppure avviando la sessione con claude --permission-mode plan.

/plan riorganizza questa cartella di contratti per cliente e per anno

Io parto sempre così. Il piano vi arriva prima che qualcosa si muova, e leggerlo costa due minuti: è lì che si vede se ha frainteso.


I permessi

Le modalità di autorizzazione sono sei, e la differenza fra loro è una sola: cosa passa senza che vi venga chiesto niente.

Modalità Cosa fa senza chiedere
Manuale (default)solo le letture
acceptEditsletture, modifiche ai file e comandi ordinari sulle cartelle
planletture e poco altro; niente modifiche
autotutto, con un controllo di sicurezza in secondo piano
dontAsksolo ciò che avete autorizzato prima
bypassPermissionstutto

Le prime tre sono quelle che servono a un professionista. bypassPermissions è per ambienti isolati, e va lasciata dov'è.

Il controllo fine si fa con /permissions, che scrive regole di tre tipi: quelle che consentono, quelle che fanno chiedere conferma, quelle che vietano. L'ordine di valutazione è fisso: prima i divieti, poi le richieste di conferma, poi le autorizzazioni.

{
  "permissions": {
    "allow": ["Bash(git commit *)"],
    "deny": ["Bash(git push *)", "Read(./.env)"]
  }
}

Tradotto per una cartella di studio: si autorizza la lettura dei documenti di lavoro e si vieta l'accesso a quello che non deve uscire, prima di iniziare.


L'obiettivo che si controlla da solo

/goal fissa una condizione di arrivo e lascia lavorare l'agente finché non è soddisfatta. Alla fine di ogni turno un modello piccolo e veloce controlla se la condizione regge; se non regge, Claude riparte invece di restituirvi il controllo. L'obiettivo si azzera da solo quando la condizione è verificata.

/goal ogni contratto della cartella ha una scheda in 03_Schede con
parti, oggetto, durata, foro competente e data di scadenza

Due cose da sapere, perché cambiano l'uso. La prima: il valutatore non usa strumenti esterni, giudica solo quello che Claude ha già scritto nella conversazione, quindi la condizione va formulata su cose che possono essere valutate direttamente. La seconda: un obiettivo attivo non allarga i permessi, le richieste di autorizzazione continuano ad arrivare. Con /goal da solo vedete lo stato, con /goal clear lo cancellate prima del tempo.


Delegare a più agenti insieme

Un subagente è un assistente specializzato con una finestra di contesto propria: lavora per conto suo e restituisce alla sessione principale solo il risultato. Serve a tre cose concrete: tenere fuori dalla conversazione principale il materiale che non vi serve più dopo (ricerche, log, file letti per intero), ripetere lo stesso tipo di lavoro con le stesse istruzioni, e limitare i permessi, perché a un subagente si può dare accesso in sola lettura anche quando la sessione principale può scrivere.

Si definisce con un file markdown: in .claude/agents/ vale per quella cartella, in ~/.claude/agents/ per tutti i vostri lavori. Servono solo due campi, il nome e la descrizione di quando usarlo. Gli altri sono facoltativi.


---
name: verifica-scadenze
description: Controlla le date e le scadenze in un contratto e
  segnala quelle incoerenti. Usare su ogni contratto nuovo.
tools: Read, Grep, Glob
model: haiku
---

Leggi il contratto e costruisci la tabella di tutte le date che
contiene. Per ciascuna indica l'articolo da cui viene. Segnala le
scadenze che si contraddicono e i termini che decorrono da un
evento non definito. Non modificare nessun file.

Quel tools: Read, Grep, Glob è la riga che conta: quel subagente legge e cerca, e scrivere non può. La chiusura "non modificare nessun file" è una richiesta; la riga tools è un divieto che si applica da solo.

Claude delega da sé quando la descrizione corrisponde al lavoro, e potete richiamarlo voi scrivendo @agent-verifica-scadenze. Più subagenti girano in parallelo, e questo è il salto vero rispetto alla chat: basta chiederlo a parole.

Esamina in parallelo, con un subagente ciascuno, i cinque contratti
in 02_Materiali e restituiscimi una tabella comparativa delle
clausole di recesso.

Questo numero l'ho scritto anche così. Un agente ha rifatto la ricerca sulla documentazione, un secondo ha verificato ogni affermazione del testo contro le fonti, e ha trovato quattro imprecisioni: fra queste, prezzi in euro che in euro non sono, e una categoria della ricerca che avevo riportato per metà. Il secondo agente non sapeva cosa avesse concluso il primo, ed è esattamente il motivo per cui l'ho separato.


Tornare indietro

/rewind riporta la conversazione, o il codice, o entrambi, a un punto precedente. I salvataggi si creano da soli a ogni vostra richiesta, e il menù si apre anche con due Esc a riga vuota. Il limite da conoscere: i salvataggi coprono le modifiche ai file fatte da Claude, non quello che hanno combinato i comandi di sistema né le modifiche di un subagente. Resta uno strumento di sessione, e non sostituisce un backup.


Due comandi minori che fanno risparmiare tempo: /context mostra quanto contesto avete consumato e cosa lo sta occupando, /compact lo comprime riassumendo quello che c'è stato prima.


Chi fa cosa: cinque strumenti da non confondere

Sono i cinque modi di personalizzare l'agente, e vengono scambiati l'uno per l'altro di continuo.

Strumento Cos'è Quando si carica
CLAUDE.mdil contesto permanente della cartellaa ogni sessione, sempre
Skilluna procedura riutilizzabile, richiamabile con /nomequando serve
Subagenteun contesto separato che restituisce solo il risultatoquando Claude delega, o su vostra chiamata
Hookun automatismo legato a un eventoogni volta che l'evento si verifica
Connettore MCPil collegamento a un servizio esterno (numero 78)quando si usa quel servizio

La distinzione operativa fra i primi due e l'hook è quella che conta di più in uno studio. Scrivere nel CLAUDE.md "non toccare mai la cartella dei clienti" è una richiesta, che un modello di solito rispetta. Un hook che blocca la scrittura su quella cartella è un divieto, e vale sempre.


Come si costruisce un hook

Un hook si scrive in un file di impostazioni: .claude/settings.json dentro la cartella di lavoro se vale solo per quel lavoro, ~/.claude/settings.json se vale per tutto quello che fate. La struttura ha tre livelli, e capiti quelli il resto viene da sé: si sceglie l'evento a cui reagire (prima di usare uno strumento, quando Claude ha finito di rispondere, all'avvio della sessione, e così via), si scrive un filtro che dice a quali strumenti applicarlo, e si indica cosa deve succedere.

La terza parte è quella dove chi non programma di solito si ferma. Oltre allo script di sistema, esiste un tipo di hook che si scrive in italiano: il controllo viene affidato a un modello veloce, che risponde sì o no e motiva. Questo è un hook che impedisce di scrivere dentro le cartelle dei clienti:

{
  "hooks": {
    "PreToolUse": [
      {
        "matcher": "Edit|Write",
        "hooks": [
          {
            "type": "prompt",
            "prompt": "Richiesta di modifica di un file: $ARGUMENTS. Rispondi con ok:false, e la ragione, se il percorso sta dentro una cartella di clienti. Negli altri casi rispondi ok:true."
          }
        ]
      }
    ]
  }
}

Il pezzo interessante per chi tratta dati altrui è quello che succede quando l'hook dice di no. Un divieto di questo tipo scatta prima del controllo dei permessi e vale in ogni modalità, anche in quelle che di solito non chiedono niente. È l'unico strumento del gruppo che non si aggira allentando le impostazioni.


Non serve scrivere il file a mano: si descrive a Claude la regola che si vuole e lo scrive lui nel posto giusto. Poi si controlla con /hooks, che mostra tutti gli hook attivi, da quale file arrivano e cosa fanno. Attenzione a non aspettarsi altro da quel comando: serve a guardare, non a creare.


Due cautele, che valgono quanto il resto. Gli hook che eseguono comandi girano con i vostri permessi di sistema, quindi possono fare tutto quello che potete fare voi. Un hook scritto nel file di una cartella viaggia con la cartella, e aprire il progetto di qualcun altro significa poter eseguire istruzioni scritte da qualcun altro.

Una nota per chi cerca la documentazione: i comandi personalizzati e le skill sono ormai la stessa cosa, un file in .claude/commands/ e una skill in .claude/skills/ producono entrambi un comando /nome e si comportano allo stesso modo. Le guide più vecchie li trattano come due categorie separate.

📌 Da ricordare — La sequenza che funziona su materiale di lavoro è sempre la stessa: /plan per vedere il piano, permessi stretti prima di partire, /goal quando il traguardo è verificabile a parole, subagenti in sola lettura per l'analisi, /rewind quando qualcosa va storto.


Prompt della settimana

Due prompt, perché il primo avvio è il momento in cui si decide se lo strumento vi servirà o vi resterà lì.

Il primo serve a far prendere le misure. Lo uso quando apro Claude Code su una cartella che non è un progetto software: documenti, materiali, appunti. Gli chiedo di leggere e di raccontarmi cosa ha capito, senza toccare niente. Dieci minuti che evitano un'ora di correzioni.

Sei appena stato aperto su questa cartella. Prima di fare qualunque
cosa, leggila per intero: struttura, sottocartelle, tipi di file,
nomi, date.

Poi fermati e rispondi a queste quattro domande:
1. Che lavoro si fa in questa cartella, secondo te? Dimmelo con parole
   tue, in dieci righe.
2. Come è organizzata: quali sono i criteri che vedi, e dove invece
   l'organizzazione salta.
3. Quali tre attività ripetitive potrei automatizzare qui dentro?
   Per ognuna: cosa faresti, quali file toccheresti, quanto tempo
   mi farebbe risparmiare e quale rischio comporta.
4. Cosa non hai capito e vorresti chiedermi.

Non modificare, non creare e non spostare nessun file finché non ti
dico io quale delle tre attività scegliamo.

Due note d'uso. Se la cartella contiene materiale riservato, aggiungete in coda: "prima di leggere, elencami i file che intendi aprire e aspetta la mia conferma" — così decidete voi cosa gli passa sotto gli occhi. E se la risposta alla prima domanda è sbagliata, non correggetela a voce: è il segnale che serve il file di istruzioni.

Il secondo trasforma la risposta in regole permanenti. Lo lancio subito dopo, quando ho scelto su cosa lavorare.

Sulla base di quello che hai letto e di quello che ti ho corretto,
scrivi il file CLAUDE.md di questa cartella.

Deve contenere, in italiano e in forma breve:
- che lavoro si fa qui e per chi;
- le convenzioni che vedi già rispettate nei file esistenti (nomi,
  date, formati, struttura dei documenti);
- il formato che deve avere ogni output che produci;
- dove salvi i risultati;
- cosa non devi mai fare in questa cartella.

Regole: massimo una pagina; niente frasi generiche, solo regole
verificabili; dove non sei sicuro di una convenzione, scrivila come
domanda in fondo al file invece di inventarla.

L'ultima riga è quella che fa la differenza: senza, il file esce pieno di regole plausibili e inventate. Con, vi ritrovate in fondo un elenco di domande a cui rispondere in cinque minuti; da lì in poi la cartella è impostata.

Takeaway

  1. Cowork e Claude Code sono lo stesso motore. La scelta dipende dal materiale: file e documenti da una parte, progetti da costruire e far girare dall'altra. Quello che avete imparato su uno vale sull'altro.
  2. Delle cinque porte, partite dall'app desktop se già usate Cowork: stessa applicazione, scheda Code. Il terminale dà l'accesso completo, il browser richiede GitHub ed è ancora in prova.
  3. Su materiale di lavoro si parte dal piano e dai permessi. /plan per vedere cosa intende fare prima che lo faccia, permessi stretti scritti una volta, subagenti in sola lettura per l'analisi.
  4. La resa dipende da quanto sapete del lavoro, molto più che da quanto sapete di codice. La ricerca del 16 giugno lo misura; il mio caso delle slide lo conferma dal lato pratico.

Se ci provate, ditemi quale cartella dello studio avete aperto per prima e cosa vi ha risposto quando gli avete chiesto di raccontarvi cosa aveva capito. Le risposte sbagliate sono le più interessanti: dicono cosa manca nelle istruzioni.

Happy prompting 🖖

Tag

#2026#claude#tecniche avanzate

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